L’incendio di Londra – Le facciate degli edifici civili

Dalle (migliaia) di foto ed immagini dell’incendio alla Grenfell Tower di Londra, appare evidente il ruolo dell’involucro esterno (eseguito poco tempo prima) nello sviluppo dell’incendio.
La presenza di rivestimenti esterni negli alti fabbricati, sono un riconosciuto fattore di rischio per la propagazione di incendi. La problematica è presente da tempo, per la diffusione dell’utilizzo di rivestimenti in edilizia civile ed industriale.
In Italia, i requisiti di sicurezza sono regolamentati con una normativa emessa dal Ministero dell’interno nel 2010 ed aggiornata nel 2013 con Lettera Circolare del 15.04.2013 n.5043 .
Si tratta di una articolata guida tecnica di prevenzione incendi, con prescrizioni tecniche finalizzate al raggiungimento dei seguenti obiettivi:

  • Limitare la probabilità di propagazione di un incendio originato all’interno dell’edificio, a causa di fiamme o fumi caldi che fuoriescono da vani, aperture, cavità verticali della facciata, interstizi eventualmente presenti tra la testa del solaio e la facciata o tra la testa di una parete di separazione antincendio e la facciata, con conseguente coinvolgimento di altri compartimenti sia che essi si sviluppino in senso orizzontale che verticale, all’interno della costruzione e inizialmente non interessati dall’incendio;
  • Limitare la probabilità di incendio di una facciata e la sua successiva propagazione, a causa di un fuoco avente origine esterna (incendio in edificio adiacente oppure incendio a livello stradale o alla base dell’edificio);
  • Evitare o limitare, in caso d’incendio, la caduta di parti di facciata (frammenti di vetri o di altre parti comunque disgregate o incendiate) che possono compromettere l’esodo in sicurezza degli occupanti l’edificio e l’intervento in sicurezza delle squadre di soccorso.

Entri, sali per le scale …

Entri, sali per le scale , cominci a sentire il caldo, comincia ad essere insopportabile. Ti fermi. Bisogna raffreddare ancora. Entri negli appartamenti distrutti dal fuoco. Cerchi in ogni stanza. Riconosci vita quotidiana: un tavolo , delle sedie. Forse trovi un fagotto che una volta era un essere umano …..
Un forno alto 24 piani. Che io sappia, il grattacielo bruciato a Londra è un evento senza precedenti. I rivestimenti esterni dei grattacieli possono essere fonte di innesco e propagazione di incendio. I tecnici lo sanno. Se i lavori sono fatti bene lo sapremo fra un po di tempo. Intanto i pompieri stanno ancora cercando…..

Torino, alcune considerazioni

Il filmato qui sopra, che abbiamo visto tutti, è piuttosto eloquente: il panico esiste e le persone si comportano di conseguenza. Centinaia di persone sono state soccorse, alcune sono gravi.
Su quello che è successo a Torino voglio fare alcune considerazioni, che spero siano utili :

  • La folla si muove come un fluido ed esercita una pressione su ogni cosa che incontra.   Le persone più piccole e leggere (bambini e donne) possono cadere ed essere travolte. Occorre ridurre la densità di affollamento e prevedere spazi liberi (come le zone di   espansione nei fiumi) in cui le persone possano muoversi liberamente;
  • Gli impedimenti e le transennature devono essere idonee a sopportare la sollecitazione dovuta al movimento della folla;
  • Non tutte le folle sono uguali, il comportamento delle persone può cambiare durante una singola manifestazione;
  • Deve essere prevista controllata è gestita ogni possibile turbativa nello svolgimento della manifestazione (uso di alcool, introduzione di bottiglie) con utilizzo di steward e servizi di controllo;

Si, ma tutto questo non dopo, ma prima, prima …

Le norme applicabili per impianti antincendio esistenti

Gli  impianti antincendio esistenti.
La valutazione della conformità normativa.

Questo impianto deve essere rifatto perchè “non è a norma” !! …
Spesso il professionista antincendio si confronta con la verifica di impianti antincendio già istallati.
Ciò accade nei casi di rinnovo periodico di conformità antincendio, attività soggette di nuova istituzione ai sensi DPR 151/11 o quando la normativa si modifica più volte (esempio le norme UNI 9795).
In mancanza di Dichiarazione di Conformità o, per impianti realizzati prima del 27.03.2008, di Dichiarazione di Rispondenza, il professionista dovrà ricontrollare l’impianto e verificare la rispondenza alla normativa vigente al momento dell’istallazione, valutando gli interventi necessari (rifacimento, manutenzione, adeguamento ecc.).
Diversamente, se l’impianto è stato realizzato ed è stata redatta dichiarazione di conformità completa di allegati, il professionista dovrà verificare la rispondenza della normativa utilizzata e lo stato generale e funzionalità dell’impianto, prescrivendo eventuali interventi di manutenzione.
Molto discutibile invece è la tentazione al rifacimento completo dell’impianto alle norme attualmente in vigore, adducendo come giustificazione che la norma non è più in vigore e quindi l’impianto deve essere “adeguato”.
Io sono convinto che, per impianti regolarmente istallati e documentati, la norma applicata sia quella vigente al momento della progettazione ed istallazione.
Il DM 37/98 utilizza il termine “vigente normativa” all’art.5 – Progettazione degli impianti (I progetti degli impianti sono elaborati secondo la regola dell’arte. I progetti elaborati in conformità alla vigente normativa e alle indicazioni delle guide e alle norme dell’UNI, del CEI …) ed all’art.6 -Realizzazione ed installazione degli impianti (Le imprese realizzano gli impianti secondo la regola dell’arte, in conformità alla normativa vigente …..).
Anche l’UNI, descrivendo il percorso di creazione di una norma prevede che “la pubblicazione e l’inserimento a catalogo (con  la conseguente entrata in vigore e disponibilità) avviene in seguito alla ratifica da parte del Presidente.
Solo i documenti che abbiano seguito l’iter sopra descritto nel rispetto delle procedure previste sono “norme UNI”.

Prevenzione incendi – I fabbricati con destinazione multipla e/o mista

DPR 151/2011  
L’attività n. 73 – Questa (s)conosciuta
Per molto tempo, professionisti ed enti di controllo (Comuni, Vigili del Fuoco ecc.) si sono trovati alla prese con fabbricati a destinazione multipla e/o mista, che spesso nascevano con destinazione generica e nel tempo venivano utilizzati in vari modi (uffici, terziario, depositi, attività produttive, servizi ecc.). In genere si trattava di complessi utilizzati da diversi soggetti che non rientrano nelle attività soggette ai controlli antincendio. Per tali situazioni, una delle difficoltà consisteva nell’individuare i rischi incendio effettivamente presenti, richiesti dagli Enti che rilasciavano l’autorizzazione (spesso il Comune di Competenza).

Con il DPR n.151/2011 è stata introdotta la attività n.73 : Edifici e/o complessi edilizi a uso terziario e/o industriale caratterizzati da promiscuità strutturale e/o dei sistemi delle vie di esodo e/o impiantistica con presenza di persone superiore a 300 unità, ovvero di superficie complessiva superiore a 5.000 mindipendentemente dal numero di attività costituenti e dalla relativa diversa titolarità. L’attività è suddivisa in categoria B (fino a 500 persone e fino a 6000 m2 ) e categoria C (oltre 500 persone e oltre 6000 m2). Pertanto si devono attivare i procedimenti di esame progetto e SCIA come previsto nel DPR 151/2011 entro i termini temporali previsti.

Per chiarire molti dubbi interpretativi, con la nota Ministeriale n.4756 del 09.04.2013 sono stati formulati chiarimenti, come segue:

  1. Il punto n.73 è diretto ad assoggettare ai controlli di prevenzione incendi, indipendentemente dalla diversa titolarità, quelle attività terziarie o industriali, che per le loro caratteristiche non raggiungono le rispettive soglie fissate per l’assoggettamento e, conseguentemente, non risultano singolarmente tenute agli adempimenti previsti dallo stesso decreto. Ai fini dell’assoggettamento, le predette attività devono essere necessariamente caratterizzate da comunione delle strutture e/o dei sistemi delle vie di esodo e/o degli impianti.
    Relativamente alla destinazione d’uso dell’edificio e/o complesso edilizio, si evidenzia che sono da considerare come appartenenti al settore terziario, per esempio, le attività commerciali, gli uffici, le attività ricettive, le attività di servizi in generale, etc.
  2. Non rientrano, nell’attività n.73 le aree destinate a civile abitazione le quali, anche se parzialmente presenti nell’edificio o complesso di edifici, non concorrono nel computo dei parametri fissati per determinare l’assoggettamento o meno agli obblighi del D.P.R. n. 151/2011.
  3. Nel caso in cui nel complesso edilizio siano presenti attività incluse nell’allegato I al DPR n. 151/2011, soggette ai relativi adempimenti, ma separate dal resto dell’edificio, con strutture di idonea resistenza al fuoco e con impianti e vie di esodo propri, le stesse non saranno considerate ai fini del computo dei parametri fissati per il punto n. 73; nel caso contrario le stesse attività saranno computate ai fini del raggiungimento delle soglie per l’assoggettabilità al punto n. 73. In entrambi i casi prima descritti, per il responsabile delle attività incluse nell’allegato I al D.P.R. n. 151/2011, ricorreranno gli obblighi previsti dallo stesso decreto per la propria attività, oltre a quelli derivanti dalle comunioni presenti in concreto nell’edificio.
  4. Il responsabile dell’attività che si configura al n.73 provvederà alla valutazione dei rischi interferenziali tra le attività presenti nell’edificio, riferiti alla comunione delle strutture e/o dei sistemi delle vie di esodo e/o degli impianti. Le singole attività ubicate nell’edificio e/o complesso edilizio assoggettato come n.73, dovranno osservare, ove presenti, le regole tecniche pertinenti l’attività esercitata o i criteri generali di prevenzione incendi e della sicurezza nei luoghi di lavoro. Al fine degli adempimenti di cui al D.P.R. n. 151/2011, le istanze o le segnalazioni certificate di inizio attività potranno essere sottoscritte congiuntamente da tutti i responsabili delle attività che configurano la n. 73 o da un loro incaricato.

Quali norme utilizzare ?
Si possono utilizzare le normative per singole attività (es. uffici), le RTO e/o i criteri generali. Ciascuna soluzione deve sicuramente ricomprendere quanto previsto nel DM 10.03.1998 (si tratta sempre di un luogo di lavoro). Personalmente propendo per l’utilizzo delle RTO.

CFAST e FDS – Studio di un caso reale


CFAST E FDS – Studio e confronto tra i modelli di calcolo applicati ad un caso reale.
Negli ultimi anni si va affermando l’utilizzo di programmi di simulazione a supporto della valutazioni sulla sicurezza antincendio.
In particolare, con la pubblicazione del D.M. 3/8/2015 (Norme tecniche di prevenzione incendi), è stata introdotta la possibilità di considerare soluzioni alternative o in deroga utilizzando metodi e procedimenti di Ingegneria Antincendio.
Il confronto tra due metodi più conosciuti, CFAST e FDS, è l’oggetto di un interessante articolo scritto da Silvio De Blasio, professionista esperto di prevenzione incendi, pubblicato nel numero di Maggio della rivista Antincendio.
Nell’articolo l’autore affronta un caso reale in cui sono stati eseguite valutazioni utilizzando i modelli offerti dal NIST, CFAST e FDS.
E’ stata eseguita una doppia modellazione, con l’analisi quantitativa del locale oggetto di studio.
Si è determinato, così come indicato dalle norme ISO, il tempo richiesto per l’esodo, che è stato confrontato con i tempi entro quali devono essere garantiti i livelli di prestazione. Si è calcolata preliminarmente la potenza dell’incendio, per poter verificare i risultati ottenuti con quelli elaborati dai software citati. Infine si sono confrontati i risultati ottenuti cercando di cogliere gli elementi peculiari dei due modelli di calcolo.

Locali pubblico spettacolo – nuove procedure autorizzative

Pubblici spettacoli – Definiti i procedimenti autorizzativi
Con il D.Leg. 25 novembre 2016 n. 222, sono stati definiti i regimi autorizzativi in materia di pubblica sicurezza.
Nella allegata Tabella A, Sezione I – 5.Attività di spettacolo o intrattenimento, si prevede un provvedimento autorizzativo previo parere della Commissione Vigilanza sui locali di pubblico spettacolo. Per affollamento inferiore alle 200 persone si utilizza una procedura semplificata, in cui i pareri e controlli sono sostituiti da relazione asseverata.
In linea generale, il provvedimento ha riaffermato che La SCIA non può sostituire le verifiche della Commissione di vigilanza sui luoghi di spettacolo, a conferma quanto riportato nella nota del 21 maggio 2015 del Ministero dell’Interno, Dipartimento di Pubblica Sicurezza, in risposta ad un quesito della Regione Friuli Venezia Giulia. Lo conferma anche il Consiglio di Stato (VI Sez. sentenza n. 3397 dell’ 8/07/2015) che sentenzia “Il rilascio dell’autorizzazione di pubblica sicurezza ai sensi dell’art. 80 r.d. 18 giugno 1931, n. 773 (Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza) presuppone poi la verifica della solidità e della sicurezza degli edifici e l’esistenza di uscite pienamente adatte allo sgombero, quindi, tale titolo autorizzatorio non può essere surrogato a mezzo di SCIA. “.

Le competenze del formatore addetti antincendio

Quali competenze deve avere il formatore di addetti alla gestione delle emergenze ?
Negli ultimi anni, la normativa riguardante le caratteristiche dei formatori sui vari aspetti della sicurezza e salute nei luoghi di lavoro si è molto evoluta. Manca ancora una regola che definisca le competenze di chi svolge formazione agli addetti antincendio e gestione emergenze, visto che il DM 10/03/1998 non prevede requisiti specifici e/o titoli per l’idoneità del soggetto formatore.
Sul tema, si fa ancora riferimento all’unico interpello n.10/2013 del 24/10/2013, in cui la Commissione interpelli risponde che gli Ingegneri abilitati ai sensi della legge n. 818/1984, possono svolgere i corsi per addetti all’emergenza, quindi rilasciare i relativi attestati di frequenza.
I Collegi professionali dei Periti Industriali e dei Geometri hanno emanato delle indicazioni in linea con l’interpello.
Quindi, in attesa di una norma di riferimento, lo svolgimento dell’attività formativa deve essere svolta da persone competenti nella materia. Sicuramente lo sono i professionisti antincendio, o coloro che nel loro corso di studi, nella formazione ricevuta o per l’esperienza acquisita sul campo, sono in grado di dimostrare la competenza richiesta.

Le planimetrie per l’emergenza

La norma UNI ISO 23601:2014  Identificazione di sicurezza – Planimetrie per l’emergenza

La norma UNI ISO 23601:2014 Identificazione di sicurezza – Planimetrie per l’emergenza  stabilisce i principi generali di progettazione delle planimetrie per l’emergenza, che contengono informazioni relative ai presidi antincendio, alle vie di fuga, all’evacuazione e al soccorso degli occupanti l’edificio. Possono essere utilizzate anche dalle forze di intervento in caso di emergenza.
Le planimetrie sono destinate ad essere esposte in aree pubbliche e nei luoghi di lavoro.
La norma non sostituisce i disegni per l’uso da parte dei servizi di sicurezza esterni e neppure i disegni tecnici per l’uso da parte di specialisti.
Le caratteristiche principali delle planimetrie di emergenza (escape plan) sono:
– L’esatta posizione dell’utilizzatore (voi siete qui)
– L’orientamento dalla posizione dell’osservatore
– La corretta direzione di esodo utilizzando la freccia
– Le frecce ed i percorsi di esodo devono essere colorati di verde
– Deve essere illuminato per almeno 50 lux con almeno 5 lux in caso di illuminazione di emergenza
– Le dimensioni devono essere UNI A3 ed UNI A4 nelle singole stanze
– Deve avere una legenda essenziale e semplice
– Deve avere un titolo evidente e standardizzato: planimetria di emergenza
– Deve indicare il punto di raccolta in una pianta generale (overview plan)
– Nella rappresentazione di uscite lunghe, favorire la percezione della distanza con apposita scala
La planimetria deve essere posizionata:
– Nei luoghi dove gli occupanti possono conoscere il significato ed acquisire confidenza
– In ogni piano all’ingresso principale
– Vicino ad ascensori e scale
– In ogni stanza, in base alle modalità di occupazione (familiarità, veglia, difficoltà di movimento …)
– Nelle principali intersezioni

I comportamenti umani nell’emergenza – Una nuova pubblicazione

Tutto quello che si deve sapere sui comportamenti umani per costruire un piano di emergenza

EPC editore ha recentemente pubblicato il volume Azioni e reazioni dell’Emergenza , scritto da Antonio Zuliani.
La pubblicazione sintetizza vent’anni di esperienze e studi sui comportamenti umani nelle situazioni di emergenza. Si rivolge agli operatori dei servizi di prevenzione e protezione, addetti alle squadre di emergenza, rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza, datori di lavoro, consulenti, progettisti.
E’ articolato in due parti. La prima sviluppa le conoscenze sul comportamento delle persone e della folla, mettendo in luce le caratteristiche del funzionamento del cervello umano, le reazioni emotive e i comportamenti che ne derivano. La seconda tratta gli strumenti e le strategie per la gestione delle situazioni di emergenza, utili a chi predispone i relativi piani o è chiamato a intervenire nelle criticità. I temi trattati riguardano il ruolo dell’ambiente e della comunicazione nel determinare gli esiti di un’emergenza. Particolare attenzione è dedicata alle competenze dei membri delle squadre di emergenza e ai processi formativi utili a svilupparle, oltre che alle esercitazioni, che possono diventare momento di crescita delle competenze e delle risorse a disposizione di un’azienda.

Indice
Introduzione – Il cervello, da che parte sta – L’importanza dell’intervento formativo: applicazioni in materia di sicurezza sul lavoro – Le variabili psicosociali – La folla, questa sconosciuta – Il tempo di pre-movimento – L’ambiente – La comunicazione dell’emergenza – Il ruolo e la formazione del personale – Le esercitazioni aziendali – Bibliografia