Il pulsante …

Ricevo regolarmente le mail di Claudio Delaini, che affronta la tematica della sicurezza delle macchine.
Non è proprio il mio settore principale di interesse, ma da molto tempo sostengo che chi si occupa di sicurezza deve sempre tenere a mente i principi generali di prevenzione e protezione: impedire che un fatto accada e ridurre le conseguenze.
Ho ricevuto questa sua mail, scritta di getto (e si vede), in cui sostiene che quanto si parla di arresto della macchina e comandi relativi (pulsante ecc.), si deve pensare anche al modo in cui si libera la persona.
Nella mia esperienza di Vigile del Fuoco ho assistito a molte situazioni in cui la estricazione della persona coinvolta è stata una operazione lunga e difficile, spesso serviva solo a recuperare una salma, poiché quella macchina o quello situazione di lavoro non ha favorito una estricazione efficace.
Si, quando si parla di pulsanti, di arresto macchina ed in generale di azione di emergenza, chi costruisce macchine e chi le utilizza deve (deve!!) pensare anche a cosa succede se succede.

L’aggiornamento degli addetti antincendio

L’AGGIORNAMENTO DEGLI ADDETTI ANTINCENDIO
La presenza diffusa e consolidata nel tempo di addetti antincendio nei luoghi di lavoro e nelle attività soggette ai controlli di prevenzione incendi, ha evidenziato la necessità di valutare la necessità di aggiornare la formazione, con la relativa tempistica e scadenze.
Il tema è stata già affrontato in un post del 21.03.2014, ma a tutt’oggi non è ancora definito.
L’Art.37 del D.Leg.vo 81/08 (Formazione dei lavoratori e dei loro rappresentanti), al punto 9 prevede che “I lavoratori incaricati dell’attività di prevenzione incendi e lotta antincendio, di evacuazione dei luoghi di lavoro in caso di pericolo grave ed immediato, di salvataggio, di primo soccorso e, comunque, di gestione dell’emergenza devono ricevere un’adeguata e specifica formazione e un aggiornamento periodico; in attesa dell’emanazione delle disposizioni di cui al comma 3 dell’articolo 46, continuano a trovare applicazione le disposizioni di cui al DM 10 marzo 1998”.
Con nota n.5987 del 23.02.2011, è stata confermata l’obbligatorietà dell’aggiornamento ed emanate disposizioni riguardanti programma, contenuti e durata dei corsi.
La durata della formazione e l’aggiornamento a tutt’oggi non sono stati ancora regolamentati.
Una comunicazione della Direzione Vigili del Fuoco dell’Emilia Romagna, ritiene ragionevole una scadenza triennale, similmente ai corsi di pronto soccorso.
La normativa affida al datore di lavoro ed al titolare dell’attività il mantenimento dell’addestramento, che viene valutato con esercitazioni periodiche.
In attesa di una definizione normativa, è ragionevolmente consigliabile un aggiornamento triennale sulla base dei contenuti e programmi minimi previsti.

Il trattamento dei rifiuti – Incendi e prevenzione incendi

INCENDI E PREVENZIONE INCENDI NEGLI IMPIANTI DI TRATTAMENTO RIFIUTI
Negli ultimi due anni sono accaduti numerosi incendi in siti che trattano rifiuti. Almeno 250 i casi censiti. In tre mesi ne sono stati segnalati 28 (fonte: sole24 ore del 09 maggio 2017sole24 ore 09 agosto 2017 La stampa del 13.09.2017).
Gli incendi sono spesso di rilevanti dimensioni, con importanti emissioni di inquinanti in atmosfera, e richiedono un forte impegno per i soccorritori ed il coinvolgimento delle comunità interessate e (Vigili del Fuoco, Sindaci , ARPA ecc.).
Il fenomeno ha interessato tutta la filiera del rifiuto (prelievo, stoccaggio, trattamento, riciclo, riutilizzo) ed è diffuso su tutto il territorio nazionale.
Oltre alla azione svolta dalla Autorità Giudiziaria, le autorità di controllo (ARPA, AASS; Vigili del Fuoco) stanno effettuando numerosi accertamenti finalizzate ad innalzare i livelli di sicurezza nei siti in questione, con particolare attenzione ad interventi ed impianti di sicurezza antincendio.

Sono ormai diffusi sul territorio numerosi siti ed impianti destinati alla lavorazione di rifiuto (raccolta, selezione, caratterizzazione), al riutilizzo e riciclo, all’impiego per usi industriali e quale combustibile alternativo. In tali aree la quantità di materiale stoccato è spesso ingente e gli impianti possono essere di elevata complessità ed estensione, per i quali si evidenzia la presenza di rischi incendio connessi allo stoccaggio e lavorazione, che richiedono azioni di controllo e riduzione dei rischi, con i seguenti obbiettivi:

  • Individuazione delle attività soggette ai controlli di prevenzione incendi e dei procedimenti di prevenzione incendi da attivare;
  • Valutazione dei rischi incendio;
  • Valutazione degli interventi di riduzione e controllo del rischio incendio;
  • Individuazione delle normative ed i criteri di sicurezza antincendio da applicare;

Le attività soggette
Si tratta di attività soggette per le quali dovranno essere attivati i procedimenti di prevenzione incendi disciplinati dal DPR n. 151/2011.
Le attività soggette, ricomprese nell’allegato I al DPR 151/11, sono facilmente individuabili in caso di lavorazione di monomateriale (es. carta, plastica ecc.). In presenza di materiali diversi (es. rifiuti solidi urbani), si fa riferimento al materiale presente in maggiore quantità.
La attività principali da considerare sono:
-Attività n.12: Depositi liquidi infiammabili e combustibili
-Attività n.34: depositi per la cernita della carta usata con quantitativi superiori a 5000 kg
-Attività n. 48: Centrali Termoelettriche
-Attività n.36: depositi di legnami con quantitativi superiori a 50.000 kg
-Attività n.43: Impianti per la lavorazione della gomma con quantitativi superiori a 5.000 kg; Depositi di prodotti della gomma, pneumatici e simili, con quantitativi superiori a 10.000 kg
-Attività n.44: Stabilimenti, impianti, depositi ove si producono, lavorano e/o detengono materie plastiche, con quantitativi in massa superiori a 5.000 kg
Sono singolarmente individuabili altre attività secondarie (Centrali termiche, gruppi elettrogeni, distributori carburante ecc.).

Le normative e criteri tecnici applicabili
Per l’attività in questione si applicano le normative ed criteri tecnici di prevenzione incendi, ed in particolare:

  • Il DM 03/08/2015 (Approvazione di norme tecniche di prevenzione incendi, ai sensi dell’articolo 15 del D.Leg.vo 8 marzo 2006, n.139), denominato Codice di Prevenzione Incendi, che consente di raggiungere i previsti standard di sicurezza antincendio, utilizzando un insieme di soluzioni tecniche più flessibili ed aderenti alle peculiari esigenze delle diverse attività.
    La norma prevede la determinazione dei rischi al capitolo G.3, in cui  viene considerato il profilo di Rambiente (rischio ambiente).
    Per gli interventi di adeguamento, si utilizza la Sezione S-Strategia antincendio, con la applicazione dei seguenti punti:
    2.Resistenza al fuoco
    3.Compartimentazione
    4.Esodo
    5.Gestione della sicurezza antincendio
    6.Controllo dell’incendio
    7.Rivelazione ed allarme
    8.Controllo di fumi e calore
    9.Operatività antincendio
    10. Sicurezza degli impianti tecnologici e di servizio.
    Sulla base dei criteri previsti, si possono individuare soluzioni conformi, alternative o in deroga per le attività interessate.
  • I criteri previsti nel DM 10.03.98 (Criteri generali di sicurezza antincendio e per la gestione dell’emergenza nei luoghi di lavoro);
  • Utilizzo di altre norme tecniche di prevenzione incendi per similitudine;
  • Utilizzo di norme tecniche, linee guida, prescrizioni dei produttori
  • Criteri estrapolabili da letteratura tecnica

Per gli impianti in questione, oltre al rispetto di norme e criteri tecnici sopra indicati, devono essere considerati alcuni aspetti peculiari:

  • La valutazione dei rischi incendio connessi alla quantità e lavorazione del materiale (movimentazione, cernita ecc.)
    La quantità di materiale stoccato (all’aperto, in copertura o all’interno di fabbricati) è spesso ingente e richiede modalità di gestione e controllo ai fini di sicurezza antincendio (es. sorveglianza continua).
    La movimentazione e selezione di materiali combustibili (plastica, carta, legno ecc.) soprattutto in presenza di altri materiali pericolosi (es: bombolette spray, liquidi corrosivi, materiali soggetti ad autocombustione) può determinare surriscaldamenti e/o inneschi che vanno valutati nel processo di identificazione dei rischi incendio.
    Pertanto occorre intervenire sul processo produttivo e valutare le lavorazioni che determinano rischio incendio.
  • La compartimentazione finalizzata alla limitazione dell’estensione dell’eventuale incendio
    L’incendio non deve propagarsi tra il materiale. Tale obiettivo si raggiunge principalmente mediante sistemi di protezione passiva, consistente nella compartimentazione mediante strutture (murature ecc.) e separazioni mediante corsie e corridoi.
  • Sistemi e vie di esodo 
    Si tratta spesso di impianti complessi, con la possibile presenza di numerosi addetti presenti in varie parti dell’impianto (cabinati, passerelle ecc.) per i quali devono essere valutati con attenzione i sistemi di vie di esodo.
  • Gli impianti di controllo ed estinzione 
    E’ fondamentale e strategico il rapido controllo dell’incendio:
    deve essere prevista la istallazione di attrezzature ed impianti di estinzione manuale ed automatica (estintori, impianto idranti, impianti estinzione a schiuma e diluvio), da realizzarsi secondo norme di buona tecnica.
    Principalmente dovrà essere previsto un impianto idranti secondo norme UNI 10779 (Impianti di estinzione incendi – Reti di idranti – Progettazione, installazione ed esercizio), con livello di pericolosità 3 (idranti interni ed esterni), la cui distribuzione deve essere articolata in tutte le zone dell’impianto. Inoltre deve essere considerata la estensione della protezione con la installazione di impianti estinzione all’aperto, che consentano di controllare incendi di materiali all’aperto da posizione protetta, con erogazioni di acqua importanti (lance antincendio ad alta capacità, spingarde).
    Il riferimento normativo di tali impianti, oltre alla già citata UNI 10779 è la norma UNI/TS 11559:2014 (Impianti di estinzione incendi – Reti di idranti a secco – Progettazione, installazione ed esercizio). Dovrà essere prevista anche la istallazione di impianti automatici di controllo ed estinzione. I più idonei sono gli impianti automatici a diluvio conformi a norme UNI CEN/TS 14816 (Sistemi spray ad acqua – Progettazione, installazione, manutenzione) ed impianti a schiuma media/alta espansione conformi a UNI EN 13565-2 (Sistemi a schiuma – Progettazione, costruzione e manutenzione).

Impianti antincendio a riduzione di ossigeno – Nuova norma UNI

ISTALLAZIONI FISSE ANTINCENDIO – SISTEMI A RIDUZIONE DI OSSIGENO
La norma prescrive i requisiti minimi e le specifiche per la progettazione, installazione e manutenzione di sistemi fissi di spegnimento a riduzione di ossigeno, mediante la creazione di un’atmosfera in un locale con una più bassa concentrazione di ossigeno permanente rispetto alle condizioni ambientali. Il livello di riduzione di ossigeno è definito dai rischi individuali di ogni singola area da proteggere.

Manifestazioni e locali pubblico spettacolo – Nuova versione della Guida VVF Venezia

MANIFESTAZIONI E LOCALI DI PUBBLICO SPETTACOLO
NUOVA VERSIONE DELLA GUIDA TECNICA VVF VENEZIA
Il Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Venezia ha pubblicato la edizione 2.1/2017 della Guida Tecnica “Le manifestazioni ed i locali di pubblico spettacolo-Indicazioni procedurali di prevenzione incendi per le commissioni di vigilanza”.
Si tratta di una guida completa ed aggiornata sulle procedure ed aspetti normativi delle attività di Pubblici Spettacoli, in particolare le Manifestazioni Temporanee.
La guida è reperibile al sito del Comando Provinciale Vigili del Fuoco di Venezia.

Pubblico spettacolo fino a 200 persone – il ruolo del professionista

LOCALI PUBBLICO SPETTACOLO CON CAPIENZA FINO A 200 PERSONE
Professionista o Professionista antincendio 
Nei Locali Pubblico Spettacolo di capienza fino a 200 persone la normativa assegna al professionista il compito di attestare la rispondenza alle norme tecniche.
Ma quali sono le caratteristiche del professionista a cui viene assegnato tale compito?
Può essere un professionista antincendio?
Dopo l’ultima modifica apportata con il DLeg.vo n.222/2016, la configurazione dell’art.141 del TULPS è la seguente: “Per i locali e gli impianti con capienza complessiva pari o inferiore a 200 persone, il parere, le verifiche e gli accertamenti di cui al primo comma sono sostituiti, ferme restando le disposizioni sanitarie vigenti, da una relazione tecnica di un professionista iscritto nell’albo degli ingegneri o nell’albo degli architetti o nell’albo dei periti industriali o nell’albo dei geometri che attesta la rispondenza del locale o dell’impianto alle regole tecniche stabilite con decreto del Ministro dell’interno”.
Pertanto, il professionista interessato è quello iscritto all’albo dei Ingegneri, Architetti , Periti e Geometri. Sarà il responsabile dell’attività a valutarne la effettiva competenza.
La relazione tecnica dovrà attestare la rispondenza alle normative e dovrà riguardare tutti gli aspetti (staticità, impianti elettrici, antincendio, acustica, ordine pubblico, staticità, impianti elettrici ecc.). Potrà essere onnicomprensiva o un insieme di relazioni per singoli aspetti.
Per i locali pubblico spettacolo che ricadono tra le attività soggette a controllo dei Vigili del Fuoco (punto 65 allegato DPR n.151/2011 – escluse le manifestazioni temporanee) la normativa assegna al professionista antincendio competenze importanti per i procedimenti di SCIA, rinnovo ecc..

Più delle parole possono le immagini …

Più delle parole possono le immagini
Queste sono le immagini del cedimento di una transenna allo stadio di Amiens in Francia.
La rete le ha mostrate a tutti. I resoconti parlano “solo” di feriti, ma sono coinvolte decine di persone.
Quando si affronta la problematica connessa ai comportamenti di gruppi di persone, occorre considerare che la folla si può muovere come vedete nelle immagini.
I sistemi di contenimento (transenne, balaustre ecc.) dovrebbero essere progettati, costruite e mantenute pensando a queste immagini.